Caro gasolio e costi marittimi, i Tir siciliani si fermano. Rischio scaffali vuoti

La protesta degli autotrasportatori siciliani entra nel vivo. Dalla mezzanotte è scattato il blocco delle operazioni di carico e scarico nei principali porti della Sicilia, con un fermo annunciato di cinque giorni che potrebbe avere ricadute pesanti sulla distribuzione alimentare e sull’approvvigionamento dei supermercati. A guidare la mobilitazione è il Comitato trasportatori siciliani, che riunisce alcune tra le principali aziende della logistica regionale e rappresenta una quota rilevante del trasporto intermodale, cioè quello dei Tir imbarcati sui traghetti a lunga percorrenza. La protesta nasce dall’aumento del gasolio, ma il nodo centrale riguarda anche i maggiori costi legati alla tassa Ets prevista dall’Unione Europea per i trasporti considerati inquinanti. Secondo il Comitato, l’impatto economico è ormai insostenibile ed ai rincari del carburante si sommano tariffe marittime più alte e nuovi oneri che gravano soprattutto sulle imprese siciliane e sarde. La richiesta è rivolta al governo nazionale: destinare le risorse derivanti dall’Ets, stimate in centinaia di milioni di euro, a misure di sostegno per il comparto.