Conte a Palermo nel ricordo di Falcone: «Servono strumenti più forti contro mafie e corruzione»

Nel giorno in cui Palermo rinnova il ricordo della strage di Capaci, Giuseppe Conte è tornato nel luogo simbolo dell’impegno giudiziario contro Cosa nostra. Il leader del Movimento 5 Stelle ha visitato in forma privata il Palazzo di giustizia del capoluogo siciliano, soffermandosi anche nelle stanze del cosiddetto “bunkerino”, dove Giovanni Falcone e Paolo Borsellino lavorarono negli anni più difficili della lotta alla mafia. La visita è avvenuta nel 34esimo anniversario dell’attentato del 23 maggio 1992, in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Un momento che Conte ha definito di forte impatto emotivo, richiamando il valore dell’eredità lasciata dai magistrati e da quanti pagarono con la vita il proprio impegno contro la criminalità organizzata. Dal ricordo, però, il presidente del M5S è passato anche all’attualità politica, con un attacco netto al governo nazionale. Secondo Conte, negli ultimi anni sarebbero stati indeboliti alcuni strumenti essenziali per contrastare mafie e corruzione, lasciando maggiori margini di impunità. Il leader pentastellato ha criticato inoltre le priorità dell’esecutivo, accusandolo di concentrarsi su spese militari e riforme elettorali mentre molte famiglie italiane continuano a fare i conti con l’aumento del costo della vita. Conte ha poi rivendicato l’impegno del Movimento 5 Stelle sui temi della legalità, sostenendo la necessità di riportare al centro dell’azione politica il rafforzamento della giustizia e degli strumenti investigativi. Per il leader del M5S, il modo più concreto per onorare Falcone non è limitarsi alla commemorazione, ma proseguire il lavoro di contrasto alle organizzazioni mafiose con scelte legislative coerenti e incisive. La giornata palermitana si è così trasformata in un doppio messaggio: da un lato il tributo alla memoria di chi ha combattuto Cosa nostra fino al sacrificio estremo, dall’altro la richiesta di una politica capace di non arretrare sul terreno della legalità.