“Il Kouros ritrovato” ancora a Palazzo Branciforte

Prorogata per altre due settimane, fino a domenica 27 gennaio, l’esposizione del Kouros di Lentini, promossa e curata da Sebastiano Tusa, a Palazzo Branciforte di Palermo.

Nella sala della Cavallerizza, già sapientemente restaurata da Gae Aulenti, dove le originarie e possenti colonne in marmo grigio di Billiemi si sposano magicamente con le luminose colonne di acciaio, troneggia il Kouros in tutta la sua maestosa e raffinata bellezza. Bellezza fisica e morale che per i Greci doveva testimoniare ai vivi la pienezza della vita, immortalando il defunto in un’eterna giovinezza. I Kouroi (fanciulli) e le Korai (fanciulle) venivano utilizzati prevalentemente come segnacoli tombali.

Unica ed affascinante la vicenda di questo Kouros, finalmente ricomposto grazie ad un’idea del critico d’arte Vittorio Sgarbi e del sindaco di Catania. Proprio al Castello Ursino di Catania era conservata la testa Biscari, dal nome del principe che nel ‘700 la rinvenne nella necropoli di Lentini; mentre il torso, ritrovato solo nei primi del Novecento dall’archeologo Paolo Orsi, era esposto nell’omonimo Museo Archeologico di Siracusa.

Le indagini visive, strumentali, petrografiche, geochimiche, condotte dall’associazione Lapis (Lapidei Siciliani) ed eseguite già nel 2011 presso il Laboratorio Materiali Antichi dell’Università IUAV di Venezia, hanno permesso di dimostrare la sicura provenienza dei due elementi strutturali dal medesimo blocco di marmo estratto dalle cave di Lakkoi dell’isola greca di Paros, nonché la corrispondenza morfologica ed anatomica dei due elementi, nonostante la base della testa sia stata troncata nettamente. Per tale delicato intervento è stata richiesta anche la consulenza di un anatomista del Policlinico di Palermo.

Una volta assemblata, la scultura è stata posta su un supporto grigio metallico riproducente un blocco marmoreo sbozzato, realizzato dallo scultore e professore all’Accademia di Belle Arti di Palermo, Giacomo Rizzo.

L’intero lavoro di ricomposizione e di restauro è stato realizzato nei laboratori di restauro della Regione Siciliana a Palermo. Fondamentali sono stati i lavori di pulitura per uniformare le varianti cromatiche del marmo, dovute alle diverse vicende e al diverso stato di conservazione dei due elementi ricomposti (mentre la testa è stata ritrovata nel Settecento nella necropoli di Lentini, il torso è stato rinvenuto nei primi del ‘900 vicino il corso di un fiume, nei pressi della città).

Grazie a questo straordinario intervento (una porzione del collo è stata addirittura ricostruita con un pezzo realizzato da una stampante 3D), riscopriamo questa scultura greca datata tra la fine del periodo arcaico e l’inizio del periodo severo, a cavallo fra il VI e il V secolo, ne ammiriamo la marmorea plasticità, la perfezione dell’anatomia, la naturalezza data da un movimento appena accennato, il sorriso arcaico, la raffinatezza della chioma, chiaramente realizzata da una bottega siciliota.

Palermo capitale della cultura 2018 la ospiterà per altre due settimane appunto, poi la scultura verrà definitivamente collocata all’interno del Museo Archeologico Paolo Orsi di Siracusa. Chi non l’avesse ancora vista, potrà avere ancora occasione per conoscerla e per emozionarsi, perché la bellezza, specie se eterna, emoziona sempre.

Giovanna Musso

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