Palermo canta Guccini: al Molo Sant’Erasmo una serata per salutare il maestrone

A poche ore dalla scomparsa del grande cantautore, l’appuntamento “Cantata Anarchica per Francesco Guccini” assume il valore di un tributo collettivo. Musica, impegno e cultura venerdì 7 agosto alle 21 al Foro Italico.

Ci sono canzoni che appartengono a chi le ha scritte e altre che, smettono quasi di avere un proprietario per entrare nella memoria di tutti. Quelle di Francesco Guccini appartengono certamente alla seconda categoria. E questa sera Palermo avrà un luogo nel quale tornare a cantarle insieme.

Venerdì 7 agosto, alle 21, al Molo Sant’Erasmo del Foro Italico, è in programma “Cantata Anarchica per Francesco Guccini. Serata di Musica, Impegno, Amore e Cultura”. 

Un appuntamento che, dopo la morte del cantautore avvenuta ieri, 6 agosto, assume inevitabilmente un significato ancora più intenso. Guccini si è spento a 86 anni, lasciando un patrimonio di parole e musica che ha attraversato più di mezzo secolo di storia italiana.

Quella di Sant’Erasmo diventa così, quasi per una coincidenza carica di emozione, una veglia laica in musica, un modo per ritrovarsi attorno alle canzoni di un autore che ha trasformato dubbi, sconfitte, passioni politiche, amori, amicizie e disillusioni in una forma personalissima di poesia popolare.

Perché Guccini non è stato soltanto un cantautore. È stato soprattutto un narratore del tempo, capace di osservare la realtà partendo dalle esistenze apparentemente più piccole. Nelle sue canzoni una stazione, un'osteria, una strada di Bologna, un treno lanciato nella notte o il ricordo di un amore diventano porte attraverso le quali entrare in questioni molto più grandi: la libertà, l’ingiustizia, la memoria, il trascorrere degli anni, il rapporto fra ideali e realtà.

La sua scrittura non cercava la semplicità immediata. Amava le parole, le inseguiva, le accumulava, le faceva diventare racconto. Nei suoi versi potevano convivere ironia e malinconia, rabbia politica e tenerezza privata, cultura letteraria e linguaggio quotidiano. 

È anche per questo che molte sue composizioni hanno continuato a vivere ben oltre la stagione nella quale erano nate.

“La Locomotiva” è diventata uno dei suoi racconti simbolo, una storia di ribellione e utopia entrata stabilmente nel repertorio della canzone d'autore italiana. Guccini raccontò di averla composta in pochissimo tempo, senza immaginare il destino che avrebbe avuto nei decenni successivi.

Ma ridurre Guccini alla sola dimensione politica sarebbe impossibile. C'è il cantore della contestazione, certamente, ma c'è soprattutto l'uomo che ha raccontato il tempo che passa. C'è la memoria degli amici, ci sono le generazioni che cambiano, le illusioni che resistono e quelle che inevitabilmente si consumano. C'è quella capacità rarissima di parlare del proprio mondo facendo sentire ciascun ascoltatore dentro quella storia.

Da “Dio è morto” a “L'Avvelenata”, da “Canzone per un'amica” a “Via Paolo Fabbri 43”, fino a “Noi non ci saremo”, il suo repertorio è diventato una sorta di autobiografia sentimentale collettiva. Repubblica, ricordandolo dopo la sua scomparsa, lo ha definito un cantastorie della vita quotidiana: probabilmente una delle formule che meglio restituiscono la natura profonda della sua opera.

E proprio “Canzone per un'amica”, nata nel 1966 dalla morte di Silvana Fontana e diventata per anni il brano con cui Guccini apriva i suoi concerti, racconta forse meglio di molte altre il rapporto che il cantautore aveva con la perdita: non una retorica consolatoria, ma la necessità umanissima di affidare alla parola e alla musica ciò che il tempo porta via.

Per questo la “Cantata Anarchica” di Palermo arriva oggi con una forza che probabilmente nessuno avrebbe potuto prevedere. Il titolo stesso sembra contenere molti degli elementi che hanno accompagnato l'universo gucciniano: l'anarchia intesa come tensione verso la libertà, l'impegno civile, la cultura, l'amore e soprattutto il bisogno di stare insieme attraverso la musica.

Al Molo Sant’Erasmo, davanti al mare di Palermo, le sue canzoni avranno dunque un significato nuovo. Non saranno soltanto repertorio da interpretare, ma parole da riconsegnare alla comunità.

Perché Francesco Guccini se n'è andato. Le storie che ha raccontato, invece, continueranno ancora a salire sui treni, attraversare città, riempire osterie e piazze, parlare di amori perduti e ideali ostinati.

E questa sera Palermo proverà a rendergli omaggio nel modo forse più naturale e bello: cantando insieme.