Strage aerea di Montagna Longa: incidente o attentato? Il viaggio prezioso di Lorenza Indovina alla ricerca di una “verità migliore”

Un viaggio emozionante indietro nel tempo che intreccia la memoria personale con quella collettiva. È questo il punto di forza de “La verità migliore”, film documentario diretto e interpretato dall’attrice palermitana Lorenza Indovina. Il lungometraggio è stato presentato in anteprima il 23 ottobre 2025 alla Festa del cinema di Roma e nei giorni scorsi ha cominciato il tour nei cinema italiani partendo il 15 aprile dal Barberini. Successivamente il documentario è stato presentato in Sicilia, il 28 aprile al cinema Alba di Cinisi e l’indomani al Rouge et noir di Palermo. Non è una scelta casuale quella di Cinisi visto che proprio sul territorio del comune in provincia di Palermo, precisamente a Montagna Longa, la sera di venerdì 5 maggio 1972 un DC-8 dell’Alitalia proveniente da Roma Fiumicino e diretto all’aeroporto di Punta Raisi si schiantò provocando la morte di tutte le 115 persone a bordo del velivolo, di cui 108 passeggeri e 7 membri dell’equipaggio. I passeggeri erano quasi tutti siciliani, molti rientravano a casa per potersi recare nel week end alle urne dato che per domenica 7 maggio erano previste le elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale. Si trattò della più grave sciagura aerea della storia italiana, tragico primato perso quasi trent’anni dopo, l’8 ottobre 2001, quando all’aeroporto di Milano Linate la collisione in fase di decollo fra un aereo di linea della Scandinavian Airlines e un Cessna privato che aveva sbagliato la manovra provocò la morte di 118 persone a causa dell’incendio conseguente all’impatto. È alla sciagura aerea del maggio del ‘72 che è dedicato il lavoro della Indovina, attrice nativa di Palermo nota al grande pubblico per la partecipazione a diverse serie tv, come il fortunatissimo Rocco Schiavone, e a tanti film per il piccolo e grande schermo, si pensi alla trilogia diretta da Giulio Manfredonia e incentrata sul personaggio di Cetto La Qualunque, interpretato da Antonio Albanese, nella quale la Indovina veste magistralmente i panni di Carmen, la moglie di Cetto. Nello schianto di Montagna Longa Lorenza Indovina perse il padre, Franco, appena quarantenne al tempo della tragedia, che dopo la collaborazione con Luchino Visconti al Piccolo Teatro di Milano e dopo avere affiancato come aiuto regista illustri cineasti come Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi e Vittorio De Sica, aveva da alcuni anni avviato la sua carriera autonoma da regista. Nel 1964, mentre girava Latin Lover, uno dei tre episodi del film collettivo I tre volti, conobbe la principessa Soraya, ex moglie dello scià di Persia Reza Pahlavi, con cui strinse una relazione sentimentale. Un legame che indebolirà, fino a spezzarlo definitivamente, quello che Franco Indovina aveva con la moglie Amalia, da cui aveva avuto due figlie: Lorenza, per l’appunto, oggi cinquantanovenne, e Francesca, scomparsa il 24 ottobre scorso a 61 anni. Amalia se ne andò sei anni dopo la sciagura in cui morì il marito, stremata dal dolore. Lorenza non aveva nemmeno sei anni quando perse il padre nella notte maledetta del 5 maggio 1972, un padre che ben presto, quando lei era molto piccola, aveva lasciato la famiglia e di cui nei decenni a seguire aveva quasi completamente smarrito il ricordo. Il gravissimo disastro aereo in questione è il primo dei tre che si registrarono nei pressi di Palermo nell’arco di pochi anni: i successivi, ricordati nel film, saranno quello del 23 dicembre 1978, quando un DC-9 Alitalia proveniente da Roma Fiumicino si schiantò a mare uccidendo 108 persone sulle 129 presenti a bordo, e quello del 27 giugno 1980, quando in circostanze mai del tutto chiarite il volo di linea IH870 partito da Bologna e diretto a Punta Raisi precipitò nel Mar Tirreno non lontano da Ustica. Il disastro aereo del 1972 fu ben presto archiviato come incidente causato da errore umano, una sentenza che attribuiva dunque ai piloti le responsabilità di quanto accaduto. Una responsabilità che l’ANPAC (Associazione nazionale piloti aviazione commerciale) ha sempre respinto, rimarcando la lunga esperienza e l’altissima professionalità dei piloti coinvolti. Eppure, cinquant’anni dopo, nel camerino all’interno di un teatro al termine di uno spettacolo in cui aveva recitato, Lorenza venne raggiunta da un gruppo di parenti delle vittime della strage di Montagna Longa che le prospettarono un’ipotesi alternativa: non si sarebbe trattato di un incidente ma di un attentato realizzato con una bomba. A indirizzare su questa pista sarebbero stati alcuni indizi che vengono esposti nel docufilm creando un’atmosfera di sospensione e un giallo che ci riporta agli anni di piombo e alla strategia della tensione sotto la cappa soffocante dell’eversione e dello stragismo di matrice mafiosa e terroristica. Una traccia, quella dell’attentato, alimentata dal fatto che quella notte nell’aereo distrutto c’erano anche personaggi di rilievo come il sostituto procuratore generale di Palermo Ignazio Alcamo, la segretaria di redazione de L’ora Angela Fais, il comandante della Guardia di Finanza di Palermo Antonio Fontanelli, il politico del Partito comunista italiano Alberto Scandone, l’ex medico di Salvatore Giuliano, Letterio Maggiore. Fra i promotori della teoria alternativa, quella dell’attentato, c’è il professore Rosario Ardito Marretta, dell’Università di Palermo, che nel docufilm illustra la tesi esposta in un libro da lui pubblicato nel 2021 nel quale a supporto dell’ipotesi del sabotaggio utilizza prove di laboratorio e nuovi modelli matematici: una microcarica posta sull’ala destra del velivolo avrebbe aperto uno squarcio con conseguente perdita di carburante e innesco di un incendio trasformando l’aereo in una palla di fuoco ingovernabile che nel giro di circa quattro minuti sarebbe collassata sulla montagna. Un’ipotesi che pare in linea con le testimonianze di chi quella notte da terra riferì di avere visto l’aereo in fiamme in cielo prima dello schianto e che mette in dubbio la verità parzialmente rassicurante secondo la quale le persone a bordo dell’aereo non si sarebbero accorte di nulla e non avrebbero sofferto. Sulla base di questi dubbi nel giugno del 2023 i familiari delle vittime hanno chiesto la riapertura delle indagini facendo appello al Capo dello Stato. L’incontro a teatro fra Lorenza e gli altri familiari delle vittime innesca una storia intensa e avvincente in cui la regista-protagonista, oltre a provare a ricostruire “una verità migliore” che spieghi la tragedia di Montagna Longa rintracciando i veri responsabili sente riemergere, con l’aiuto dello zio e della sorella, i ricordi lontanissimi di un padre mai realmente conosciuto che parevano definitivamente avvolti nella cappa dell’oblio. Questo viaggio nella memoria conduce Lorenza, che da decenni vive a Roma, a tornare in Sicilia, per confrontarsi coi parenti delle vittime che non hanno mai smesso di chiedere la verità e per recarsi nei luoghi della memoria: a Palermo, nella piazza intitolata alle vittime della strage, ma soprattutto a Montagna Longa, il luogo dove cominciò questa tragica storia ma dove tutto può ricominciare, provando a dare un senso a un dolore profondo, a un lutto che è personale e allo stesso tempo collettivo. Per mettere assieme i pezzi di un puzzle, affinché non siano più cocci e restituiscano alla luce di una rinnovata consapevolezza l’immagine nitida di un amore che sembrava irrimediabilmente perduto. Mauro Buccheri